domenica 31 gennaio 2010

Dirigenza e scuola dell'autonomia

DIRIGENZA E SCUOLA DELL' AUTONOMIA

S' di questi giorni il dibattito sul ruolo della Dirigenza scolastica nel sistema scolastico del Paese. Un dibattito complesso, anche alla luce dei recenti provvedimenti ministeriali ( leggi tagli alle risorse delle scuole ) presi dal Ministero nei confronti delle istituzioni scolastiche autonome.E' chiaro che il rilancio dell' autonomia delle scuole non si può farea costo zero, né si può chiamare sempre in causa l' operato dei Dirigenti scolastici che devono- o meglio dovrebbero- far fronte a tutte le emergenze,tra cui anche quella dell'aumento degli alunni non italofoni.E' vero che la scuola dal di dentro può trovare risorse, ma sono sempre limitate di fronte all' estensione delle complessità da affrontare.
In questa direzione, un Dirigente responsabile dell’organizzazione di un ambiente di apprendimento, può rilanciare dal di dentro il discorso sull’autonomia dell’istituzione scolastica e rispondere allo stesso tempo alle diverse sfide (Tic, integrazione, e-Learning, Lisbona 2010) che il Paese pone sempre più con urgenza per una scuola aperta e inclusiva, solidale, pluralista e democratica con il fondamentale obiettivo di assicurare il successo formativo a tutti gli alunni, successo formativo da intendere secondo il dettato di cui all’art. 3 della Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il piano di sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“.
A tutti deve essere assicurato il diritto all’educazione e all’istruzione che mai come oggi costituisce la sfida sulla quale si misurano competenze e capacità professionali di tutti gli operatori scolastici e in primis del Dirigente scolastico.
Sono sfide che impongono il tema della “governance“, cioè delle forme orizzontali di autogoverno,responsabilità, rendicontazione sociale a cui ogni istituzione scolastica italiana,come avviene da decenni nelle scuole di Paesi europei in cui abbiamo svolto la nostra attività professionale (Austria, Belgio, Germania, Svizzera), non può più sottrarsi, perché crediamo che occorra proprio evitare i non più sopportabili rischi di
autoreferenzialità, l’eccesso di progettazione, l’enfasi sull’aggiuntivo piuttosto che sul curricolare, una certa diffusa sottovalutazione delle pratiche valutative nella scuola e sulla scuola. In questo senso si rivolge nella prima parte di questo volume l’invito del Rettore dell’Università per Stranieri di Siena, prof. Massimo Vedovelli, che ringrazio per aver seguito questa ricerca sugli aspetti della dirigenza scolastica in Italia e sulla necessità di rilanciare la cultura dell’autonomia e le opportunità di rinnovamento del sistema scolastico. Per sostenere ciò occorre senza dubbio “dare informazioni sulle istituzioni scolastiche e presentare le loro più significative esperienze, riuscendo a far riferimento alle competenze e all’impegno personale, così come ad una gestione dell’istituzione scolastica che veda la dirigenza diventare lo snodo fra la scuola e le opportunità – non solo le eisgenze – del suo territorio nel quale attuare quel profilo di autonomia scolastica “a cui queste pagine dedicano attenzione, approfondimento critico e specifiche proposte”.
Come dimostriamo nella parte finale di questa ricerca, l’autonomia della scuola italiana va difesa e sostenuta soprattutto dal personale scolastico, dall’assistente al Dirigente, perché significa difendere e valorizzare la qualità dell’istituzione scolastica e la funzione del suo “mandato sociale“ che nessun Ministro, nessuna riforma degli ordinamenti nessun decreto legge possono difendere.
p.8- 9 Vittorio Gazerro-

dal libro "Dirigenza scolastica:comunicazione responsabilità e autonomia"
Sfide per le istituzioni scolastiche italiane. Collana " I sensi della lingua", Guerra edizioni
Perugia, 2009, p. 236

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